il giardiniere e l’impermanenza

dunque non ho mai nutrito velleità da architetto del mio giardino, nè ho mai esercitato il mestiere di botanico nel mio giardino: resto ostinatamente solo il giardiniere, quello che ne ha la cura. Ma che incredibile ricchezza che è concedersi di aver cura di qualcosa…

e dunque osservarlo e rispettarlo innanzitutto; e rassegnarsi a che le piante a cui non piace star qui se ne vadano,pur non rinunciando a combattere per trattenerle, e sopratutto lasciare che quelle che arrivano e vi si trovano bene ci stiano e si allarghino e colonizzino gli spazi più o meno a loro piacere.

guardare il vecchio agrumeto che è diventato quasi un bosco, completamente e velocemente occupato dagli acanti, tutti figli di una sola piantina ricevuta in regalo  più di 25 anni fa da un uomo che mi amava…

oh, devo ammettere di non essere un discepolo obbediente: non assomiglio all’allievo diligente e rispettoso del proprio maestro, ammetto di piantare tanto, per curiosità, per fame, in maniera quasi bulimica.

Ma qui si pone un dubbio fondamentale rispetto al mio essere buon giardiniere: il vero giardiniere conosce il suo terreno, la sua luce,le sue stagioni, i suoi limiti; io, in giardino come nella vita,credo fondamentalmente alla inutilità crudele di resistere alle tentazioni…assaggio, prendo e fondamentalmente amo tutto quello che si affaccia alla mia vita,tutte le esperienze, tutti i colori, tutte le trame che mi è possibile sperimentare

  1. claudia |

    “credo fondamentalmente alla inutilità crudele di resistere alle tentazioni…assaggio, prendo e fondamentalmente amo tutto quello che si affaccia alla mia vita”… in questo sono certa di aver preso da papà :)