d’improvviso…

“d’improvviso si rende conto che tutti i sentimenti sono interconnessi, che nessuna relazione può essere indipendente e circoscritta, che ogni cosa è attraversata da ogni altra”

  1. Biricchin |

    io

    Per tanto tempo anche io ho pensato: la storia della mia vita non esiste. Proprio non esiste.
    Non c’è mai un centro, non c’è un percorso, una linea.
    C’erano vaste zone in cui sembrava che ci fosse qualcuno, ma in realtà non c’era nessuno.
    Quindi io ero sola ma soprattutto ero dentro una bolla che galleggiava nel tempo, un microcosmo irreale di vite sospese.
    Il mondo era quindi per me un luogo molto confuso. Il caos non dimensionabile non localizzabile, fascio inestricabile di linee aberranti.
    Allora non sapevo, non sapevo e immaginavo.
    Immaginavo un altrove, un’altra vita, altre persone intorno a me, un cambiamento, un’avventura.
    Guardavo i componenti della mia famiglia ma non mi appartenevano e io non appartenevo a loro.
    Io ero diversa da loro e per di più orfana, mi sentivo orfana. E quando si è sentita l’orfanità una volta la si sente per tutta la vita.
    Mio padre assente o inaccessibile ed io pensavo che se lui fosse scomparso per l’eternità, avrei potuto far prendere a un altro la sua forma per rendere la mia storia plausibile. Mia madre, chiusa nel suo risentimento, era fragile, incapace di vedere.
    Ero piccola ed ero sola, ero piccola e avevo paura. Avevo paura e mi mancavano le parole per dirlo. Mi nascondevo, mi smarrivo, mi accartocciavo come una contorsionista impedendomi di crescere, di nutrire articolazioni, giunture, collegamenti, ” legami”.
    Gli occhi precocemente cerchiati e tristi , il mio viso era una premonizione di ciò che sarebbe diventato.
    Ero grande e spesso non avevo un’opinione, vedevo tutti gli spazi aperti, come se non ci fossero state pareti.
    Coglievo i segnali inquietanti che le relazioni tra i miei familiari rimandavano, inconsapevoli del mio occhio che scrutava. Ed io inconsapevole costruivo la mia follia mentre mio fratello separatamente costruiva la sua, più leggibile, più esplicita.
    Sentivo che da qualche parte, su una collina lontana, un forte vento potesse riprendere a soffiare ed io avrei desiderato solo stare in quel vento e in quel raggio di sole che vedevo sul pavimento della stanza da pranzo.
    Sapevo che in qualche modo, prima o poi, sarei riuscita ad annodarlo al mio polso per portarlo via con me.

    • chi è questa donna che sembra aver spiato la mia vita dal buco della serratura, e avermi vista meglio di quanto non sia stata capace di fare io?
      felice di rincontrarti, ogni tanto, qui, amico caro che sa che anche io “desideravo solo stare in quel vento, e in quel raggio di sole….”

  2. Biricchin |

    Devi solo annodarlo al polso per lasciarti portare via.