del festival di sanremo e altri disastri

lo ammetto, parlo di argomento a me praticamente sconosciuto , non guardavo il festival di sanremo da almeno trent’anni, ma ieri sera la figlia momentaneamente qui desiderava vederlo, e noi antichi in casa abbiamo un solo apparecchio televisivo…

metterò quasi in ordine 4 pensieri (che poi sono 5):

- la scenografia era fatta di domopack, e dunque non c’era da aspettarsi che degli stracotti.

-io avevo memoria di sontuosi addobbi floreali…manco l’ombra, giusto qualche elleboro fra i capelli di qualche malcapitata

-quanto a mummie, claudio baglioni è insuperabile, in più discetta di “neve dei sogni”…ma io per fortuna inserisco la mia sordità selettiva e andiamo avanti.

-quando appare un dinosauro bianco che dicono essere la vanoni, mi è tutto chiaro:l’ambientazione giusta era il cimitero delle fontanelle!

-e a questo punto mollo per i prossimi trent’anni, e me ne vado a letto col mio buon Donato Carrisi: morti per morti, li preferisco sanguinosamente ammazzati.

  1. Gian Antonio Dall'Aglio |

    Io ogni anno mi guardo un poco di Festival, lo tengo in sottofondo sul pc in streaming mentre faccio dell’altro; non lo guardo solo perché volente o nolente mi tocca viverne le difficoltà che crea nel centro città per la vita della gente “normale” e allora tanto vale vedere un po’ come funziona, lo faccio perché qualcosa di interessante secondo me c’è ogni anno, e vale la pena accorgersene..

    Concordo sul domopack e sulle due mummie, e l’assenza di fiori in scena tu non lo sapevi ma è prassi da molti molti anni.

    Però, ad esempio, l’anno scorso ho scoperto Francesco Gabbani che secondo me è un po’ il Rino Gaetano del XXI secolo, e anche Ermal Meta aveva fatto un buon lavoro. Ieri ho apprezzato la canzone del medesimo Ermal Meta con Fabrizio Moro, un altro che quando canta normalmente non dice sciocchezze; mi ha divertito la definizione data da Fiorello su Di Maio “il toy boy di Orietta Berti”; credo – l’ho sentito intervistato al tg3 ma non so quando canterà – che potrebbe essere interessante la canzone sul congiuntivo di un giovane che mi pare si chiami Baglioni (ma non è parente della mummia). Insomma, per me tenere il festival acceso in secondo piano facendo contemporaneamente altre cose più “utili” non è tempo perso, no.

  2. Gian Antonio Dall'Aglio |

    Aggiungo un pensiero della seconda serata:

    le mummie sono solo una parte dello spettacolo; anche Ermal Meta e Fabrizio Moro che cantano degli attentati dell’Isis (Ermal Meta l’anno scorso aveva cantato delle violenze sulle donne), anche Lorenzo Baglioni che declina il congiuntivo e canta la consecutio temporum, e Mirkoeilcane che canta il viaggio su un barcone di un bambino africano sono Festival di Sanremo. Magari non sono il modo migliore e più nobile di affrontare questi argomenti ma magari hanno la loro ragion d’essere.